La Grande Bellezza su canale 5. Il Paese si unisce intorno alla tv. E poi si spacca

Un caso mediatico da manuale. Da successo cinematografico premiato a livello internazionale all’Oscar come miglior film straniero. Da evento nazional-popolare trasmesso su canale 5 ad hashtag, #la grandecagata, in Rete. La parabola di un trionfo consumato in fretta. 

Come i Mondiali – ma solo per la finale –  e più di Sanremo – manco per la finale. La Grande Bellezza, ieri sera, ha unito intorno alle tv degli italiani mezzo Paese, da nord a sud.

ascolti mediaset

Gli ascolti della serata

Sì perché sulla scia di questo successo italiano agli Oscar 2014, in tantissimi si sono sintonizzati ieri sera su canale 5 per vederlo per la prima volta. O per rivederlo, della serie: “Chissà, ora me lo faccio piacere” o al contrario “Ma siamo sicuri che meritava l’Oscar?“. E come accade per una partita di calcio, ma di quelle importanti, gli animi si surriscaldano, e in ognuno di noi si risveglia il regista, il critico, o semplicemente il rompipalle.

Anche in coloro che detrattori non lo sono per professione – né per vocazione – stimolati da quella statuetta finita nelle mani del connazionale, si accende quella voglia di trovare una ragione solida alla teoria del “Non la meritava”, rientrando tra le fila del club dei bastian contrari che, inevitabilmente e costantemente, si forma all’indomani di un riconoscimento italiano. Con buona pace dell’amor di patria.

E così, il passaggio su canale 5 de “La Grande Bellezza” – che le continue interruzioni pubblicitarie (e chi c’era più abituato?) forse hanno impedito di capire e godere appieno – esce dalla tv ed esplode sulla rete. Accompagnato, come è stato, da un gigantesco salotto virtuale ospitato tra le mura divenute domestiche di Facebook. Commentatori compulsivi hanno guardato – o riguardato – distrattamente il film di Sorrentino e seduti sui loro divani, tv accesa e telefonino in mano, hanno dato libero sfogo a spunti, opinioni, critiche, in tanti casi trasformati in battaglie virtuali a colpi di insulti.

Quella che sembrava una riunificazione del Bel Paese – frammentato e vessato da mille crisi, ma pacificato, per una sera, sotto quel tricolore celebrato oltreoceano – si è trasformata, di nuovo, in una litigiosa, a tratti violenta, disputa tra i sostenitori e i detrattori del film. Il successo italiano in salsa partenopea, se per un attimo ha riunito il Paese – in una sorta di rito di aggregazione e purificazione collettiva dalle polemiche politiche e dai malesseri sociali che divorano ogni giorno lo spirito nazionale – infine lo ha spaccato a metà, diventando nuova occasione di scontro, esplosa su Twitter e Facebook, naturalmente.

servilloE il film, divenuto presto un caso cinematografico internazionale nell’indifferenza di noi italiani presi da mille rogne – presentato  al Festival di Cannes, vincitore del Golden Globe, del Bafta come miglior film straniero, di quattro European Film Awards, di cinque Nastri d’Argento – non appena effettua il passaggio di rito nella tv italiana in prime-time, per essere riabbracciato dal suo grande pubblico, qualcosa cambia. Dopo aver seminato consensi internazionali e la consacrazione a Hollywood, nel giro di boa in Italia, finisce a raccogliere critiche, insulti e offese d’ogni tipo dalla Rete.

Sul film e non solo. “Un pappone noioso che s’ispirava alle atmosfere felliniane, ma senza la sua genialità”, al regista: “Sorrentino ha insegnato a tutti noi che se un film si fa con i piedi, avrai l’oscar assicurato”. Anche se la colpa più imperdonabile decretata dai sociale networks è stata passare a bordo di quella Fiat cinquecento durante la pubblicità. Da quella cornice di decadenza in cui dipinge Roma e la società italiana  – “Se sei sull’orlo del suicidio ‘sto film ti dà una mano” – all’attore Toni Servillo: “Meno male che Sorrentino gli ha dato l’occasione di far vedere chi è, visto che fino a ieri non lo conosceva nessuno”, e secondo la Rete lui e Sorrentino: “Cialtroni, raccomandati e mediocri”. E ce n’è anche per l’attrice protagonista: “Mi sconvolge che di riflesso l’Oscar l’abbia preso la Ferilli“. 

C’è il paragone con gli altri film: “Film idiota rispetto a ‘La vita è bella’“. “Ha molta più morale ‘Il principe abusivo’ di Siani che tra l’altro fa pisciare che ‘sto cesso di film“,  e ancora: “Di che vi meravigliate, siete gli stessi che premiate Zalone“.

sorrentino_servillo_oscarI giochi di parole si sprecano: “Sintonizzatevi tutti su canale 5, assaporate tutti i 143 minuti, dopo che l’avete fatto, direte: ‘è una grandissima cacata’. Oscar che?” con “lagrandecagata” che diventa un hashtag. E poi: “La grande bellezza e il grande fratello“, in un filo che terrebbe insieme politica, tv e cinema: “rientrano nel progetto delle larghe intese, fanno entrambi cagare, ognuno a suo modo“.

E poi ci sono i complottisti. Con la vittoria di questo film il cinema c’entra poco, molto poco“. “Questi due hanno preso soldi da tutti: PDL-PD-Lega Nord-Regione Lazio (Polverini), e via discorrendo… certo che poi fanno i cani da guardia del regime”.

Quelli in salsa grillina“Servillo vs Grillo…tutto torna, ecco perchè mediaset l ha trasmesso cosi presto”. quando ho visto l’intervista dei due dioscuri del cinema italiano dalla Gruber, ho capito tutto il consociativismo anti M5S che c’era dietro”. 

I “Berlusconi-ossessionati”: “Questo film ha vinto l’Oscar solo per le pressioni di Berlusconi alla giuria per farsi pubblicità, chissà quanto ha pagato per comprarsi l’Oscar”. 

Al di là dell’apprezzamento del film e della premiazione condivisibile o no, la domanda è: “Perché tanto livore?“.  Cosa c’è dietro quest’accanimento che ci fa esprimere con insulti, e persino con gli auguri delle cose peggiori a un connazionale che ha ottenuto un importante riconoscimento, il più importante, per il cinema italiano? Un riconoscimento, forse, di cui essere orgogliosi, al di là di tutto. E per una volta. Per rispondere, un team di psichiatri, ma di quelli bravi, potrebbe esserci d’aiuto. O, forse, meglio un esorcismo.

Un esorcismo per placare quella sorta di profezia che si autoavvera, e sempre si rinnova, contenuta proprio nel film: “È tutto sedimentato sotto il chiacchiericcio e il rumore, il silenzio e il sentimento, l’emozione e la paura. Gli sparuti incostanti sprazzi di bellezza. E poi lo squallore disgraziato e l’uomo miserabile“.

E il cerchio si chiude. E viva l’Italia.

 

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